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30/08/2019

Governo M5S-PD

Da un sondaggio di Istituto Piepoli sette italiani su dieci si dicono contrari alle elezioni. La Lega va giù nelle intenzioni di voto. Sale la fiducia in Conte, scende quella in Salvini.

Il sondaggio qui presentato risale a prima dell’incarico che ieri il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito a Giuseppe Conte per creare un governo a base Movimento 5 Stelle-Partito democratico. Il premier incaricato si è soffermato su temi che rispondono anche ad alcune domande poste nei nostri quesiti e tendono a modificare in senso positivo lo slancio vitale del  nuovo governo. Queste informazioni riguardano in particolare le soluzioni alla crisi economica per
trasformarla in opportunità, sotto forma di benessere eco-sostenibile.
L’opinione pubblica ha accettato le dimissioni del precedente esecutivo e tende a pensare in  prevalenza alla costituzione di un governo che poggia su basi diverse, sebbene una parte  minoritaria ma non marginale della popolazione preferirebbe tornare alle urne. Tra i potenziali premier il più gettonato è effettivamente Conte; le alternative, salvo una certa concentrazione su Matteo Salvini, sono del tutto irrilevanti.
Nel toto-ministri, la fiducia degli intervistati è orientata più verso le personalità più conosciute. Sono quindi citati coloro che negli anni più sono comparsi in televisione e sui giornali e prevale sovente chi è legato al Partito Democratico: Graziano Delrio, Marco Minniti, Dario Franceschini e Andrea Orlando. Non sfigurano, ancorché di altra area politica, Sergio Costa, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli ed Enzo Moavero Milanesi.
Quanto alla durata del futuro esecutivo giallo-rosso, solo un italiano su quattro pensa che la nuova
maggioranza possa durare sino a fine legislatura. Una minoranza degli italiani si dice contrario all’esistenza stessa d’una coalizione Pd-M5S, sostenendo che non dovrebbe durare neppure un giorno; mentre la maggioranza assoluta dei «positivi» si augura che il governo nascente sia di legislatura.
Chi ha guadagnato e chi ha perso, in questo ribaltone? Sugli sconfitti non ci sono dubbi: viene indicata la Lega, che con Salvini ha cambiato le carte in tavola a suo esclusivo rischio.
Molto difficile, per gli intervistati, è invece individuare con chiarezza chi ha guadagnato.
In generale sono al rialzo le quotazioni di tutti gli altri, compresi i rappresentanti delle istituzioni (Presidenza della Repubblica in primis) e gli italiani nel loro complesso.
Le intenzioni di voto registrano variazioni tra i periodi pre e post-crisi, ma i partiti non hanno né peggiorato né migliorato in maniera significativa le proprie posizioni. L’unico che nel corso del mese di agosto ha registrato un apparente scossone è la Lega, passata dal 36% al 32% attuale. In
realtà si tratta del normale assestamento di un partito di massa, che comunque mantiene l’apprezzamento. I movimenti positivi riguardanti Partito Democratico, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono del tutto marginali e non sintomatici di particolari tendenze.
Quanto alle personalità politiche di rilievo, oscillazioni nella norma per i presidenti di Camera e Senato, prevedibili la discesa di Salvini e la salita di Zingaretti.
Nicola Piepoli