24/09/2020

Pianeta adolescenza

Da un'indagine, che Istituto Piepoli ha svolto in collaborazione con Fondazione Pisa e Fondazione Charlie, emerge che gli adolescenti di oggi sono attaccati ai valori “tradizionali”e consapevoli dell’importanza di programmare il proprio futuro.

L’indagine esplorativa svolta su un doppio campione rappresentativo, nazionale e regionale toscano, di appartenenti alla Generazione Z, per fare il punto su come sia percepita oggi la condizione adolescenziale, da parte di chi adolescente lo è, restituisce un quadro complesso, sfaccettato e positivamente contraddittorio degli adolescenti di oggi.

Da un lato, permangono elementi tradizionali della narrazione (e della percezione) dell’adolescenza come periodo, come fase di transizione della vita (“è difficile e spesso dolorosa”, “è una metamorfosi, un periodo di grande cambiamento”, “nell’adolescenza il comportamento è influenzato soprattutto dai sentimenti e spesso la ragione non è in grado di modificarlo”). E in questo gli adolescenti di tutti i tempi sono simili fra loro.

Dall’altro, emerge una rappresentazione di sé (da parte degli adolescenti) in termini prevalenti di auto-gratificazione e in qualche misura anche di auto-celebrazione (con la maggioranza degli adolescenti stessi che si definiscono ottimisti, belli esteticamente, buoni nel comportamento, forti, attivi, capaci di programmare le proprie giornate).

E in questo invece sono un po’ diversi da quelli delle generazioni precedenti, mostrando di risentire della cultura “estetizzante” e centrata sul mito della realizzazione individuale, in cui sono cresciuti, nonché del paradigma del “Sé narcisistico” che è alla base della cultura della post-modernità (e che coinvolge e riguarda gli adulti non meno che gli adolescenti).

Appaiono poi, gli adolescenti della Generazione Z, spaccati a metà sull’interessarsi di politica e sul credere in una religione. Ma a maggioranza essi credono nella forza eterna (in quanto connaturata all’essere umano) del sentimento dell’amore, nella famiglia e nel valore dell’istruzione e della formazione personale (contrariamente a quanto forse troppi adulti pensano); sono tendenzialmente soddisfatti della loro vita, vorrebbero sposarsi/convivere e avere dei figli come hanno fatto tutte le generazioni precedenti (a dimostrazione, dunque, che la denatalità in Italia non è una scelta vocazionale, bensì il risultato di una serie di specifiche condizioni sociali al contorno). Tuttavia, la metà di loro è anche convinta che “viviamo in un mondo veramente brutto” e a maggioranza si definiscono “insicuri” ed “egoisti” (pur puntando, per contrasto, all’altruismo come valore).

Sono convinti, sempre a maggioranza, di piacere agli altri, ma molti di loro si descrivono come timidi e tendenzialmente introversi. Sono (nel dichiarato) prevalentemente idealisti e nel complesso si sentono abbastanza felici (anche perché, a differenza di alcune generazioni precedenti, non vivono, nella grande maggioranza dei casi, delle esplicite situazioni di conflitto con i genitori o con la famiglia). Però, se potessero, in maggioranza andrebbero via da casa (dimostrando, anche in questo, di essere del tutto simili, nei desideri esistenziali, alle generazioni che li hanno preceduti).

Poi ci sono i dati preoccupanti: più del 10% dichiara senza remore di sentirsi attirato dalle droghe; un terzo pieno (33%) ha pensato almeno qualche volta al suicidio; un adolescente su quattro (26%) afferma di aver subito degli atti di bullismo negli ultimi due anni; una quota approssimativamente del 20% dell’attuale popolazione adolescenziale, in base alle risposte fornite ad alcune scale tratte dal questionario Q-Pad, risulta in una condizione di fragilità e a rischio di disagio psicosociale.

A completare il quadro, curiosamente il 12% degli adolescenti maschi ritiene che i maschi stessi siano più intelligenti delle femmine, mentre – al contrario – il 43% delle femmine ritiene che le femmine siano più intelligenti dei maschi. A indicazione che, psicologicamente parlando, il genere dominante oggi è indubbiamente quello femminile. Sempre a maggioranza, si sentono prevalentemente sereni e portano nel cuore almeno un sogno per la loro vita, ma sanno anche che sarà difficile realizzarlo, dato che pensano a larga maggioranza (69%) che l’Italia non sia affatto un Paese meritocratico.

Gli piace il posto in cui vivono (questo vale in particolare per i residenti in Toscana), ma non hanno fiducia in chi ci governa. Infine, ritengono a stragrande maggioranza che i soldi siano importanti nella vita (91%). Dal punto di vista della psicologia simbolica, esplorata con un apposito test, i maschi hanno come archetipo di riferimento preferenziale il Bravo Ragazzo (intelligente, preparato, integrato socialmente), le femmine, il Caregiver (generoso, altruista, empatico).

In conclusione, come detto appare molto sfaccettata (e per certi versi davvero auto- contraddittoria) la prima generazione “mobile-first” della storia. La Generazione Z, quella dei “nativi digitali”. Non ancora diretti produttori di ricchezza, sono però dei notevoli “influencer” sui comportamenti di acquisto dell’intera famiglia. Sono fedeli “ricercatori di informazioni”, anche quando la ricerca riguarda prodotti e servizi commerciali (e proprio in questo mostrano il loro imprinting di “nativi digitali”). E oltre alla ricerca, amano imparare da auto-didatti: il 33% guarda lezioni online, il 20% legge libri di testo sul tablet, il 32% collabora con i propri colleghi (anche solo di studi) online. Utilizzano una media di cinque dispositivi di telecomunicazioni: smartphone, desktop, notebook, TV e tablet o iPad.

Tuttavia, per “agganciarli” bisogna fare i conti con una soglia di attenzione molto bassa: la media è di appena 8 secondi. Mostrano poi una forte preferenza tendenziale verso mezzi che prediligono la privacy, come Snapchat, Secret e Whisper (ancora poco diffusi in Italia, ma  destinati ad avere grande sviluppo anche qui).

Per quanto concerne l’orientamento valoriale generale, fare, creare e lasciare il segno: ecco lo spirito del tempo di questa nuova generazione di adolescenti. Un po’ leopardiani nel disincanto verso un mondo pieno di aspetti negativi, e di violenza latente. Un po’ alla “Ferragnez” nel percepirsi come una generazione in qualche modo baciata dalle dee della bellezza e della bravura. Un po’ seguaci di Elon Musk nell’immaginare che sarà la tecnologia a dominarci, e forse a farci realizzare i nostri sogni, più dei poco meritocratici adulti pretecnologici con cui si trovano a convivere.

“Sicuramente – conclude Alessandro Amadori, Direttore del Dipartimento Qualitativo dell’Isitituto Piepoli – non una generazione di “bamboccioni”, ma, al contrario, una generazione da scoprire; un po’ cinica e un po’ neoromantica, con un grande desiderio di positività e di valorialità reale, autentica, da vivere più che da sbandierare, alla quale stiamo dando in eredità un mondo difficile, che forse proprio le loro doti di nativi digitali e i loro valori tenuti ancora nascosti, potranno rendere migliore”.

 

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