05/05/2020

Fase 2: Soddisfazione nei sindaci

Secondo un’indagine dell’Istituto Piepoli, oltre il 70% degli italiani è pienamente soddisfatto dell’operato del proprio sindaco nella gestione dell’emergenza coronavirus.

Tra le priorità espresse dagli italiani, ai primi posti ci sono lavoro, sostegno alle famiglie e salute. Il 62% dei giovani chiede che i primi cittadini abbiano maggiori poteri nelle politiche per la salute.

La salute, in particolare, risulta la priorità per il 51% dei cittadini tra i 18 e i 34 anni. Sono i dati presentati durante un webinar dal titolo “La salute nelle città al tempo del coronavirus”, organizzato da Anci, AnciComunicare e Ifel. Il webinar ha proposto una riflessione compiuta e articolata sulla salute nelle città come bene comune, alla luce dei profondi cambiamenti che l’emergenza da coronavirus determinerà nelle modalità di intervento degli amministratori locali nel settore socio-assistenziale e sanitario.

“Dall’indagine – ha commentato il vicepresidente dell’Istituto Piepoli, Livio Gigliuto – è evidente che l’emergenza ha rafforzato negli italiani l’empatia verso i Sindaci. Tra gli italiani queste figure di eroi discreti, vicini, impegnati strada per strada nel far rispettare le regole, sono emersi come affidabili e rassicuranti, tanto che 7 italiani su 10 hanno promosso a pieni voti l’operato del proprio Sindaco. La maggioranza degli italiani, quindi, chiede che i poteri dei Sindaci in termini sanitari siano rafforzati e ampliati, rendendo ancora più concreta la loro posizione di autorità sanitaria locale”.

“Credo che oggi si sia reso evidente agli occhi di tutti – ha rimarcato il vicepresidente vicario Anci, Roberto Pella – che il Sindaco svolge un ruolo di primaria rilevanza per l’organizzazione e la gestione della salute. In conseguenza di questa emergenza, nuove vulnerabilità e fragilità sociali si affacciano nelle nostre comunità, per le quali dobbiamo assicurare migliore efficienza nella sussidiarietà e potenziare reti territoriali per la cura, l’assistenza e la promozione di stili di vita sani. ANCI da tempo si occupa di questo tema promuovendo un approccio multidisciplinare e coordinato, in grado di reagire più proattivamente alle crisi e di coltivare, al contempo, responsabilità collettiva e buone pratiche al servizio della salute e del benessere dei cittadini”.

“La salute come bene comune identifica una specifica area di competenza per i sindaci e gli amministratori locali, che dovranno considerare come la stessa sia una priorità di tutta la comunità – ha sottolineato Andrea Lenzi, presidente del CNBBSV della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’Health City Institute – in una visione della salute sempre più bene comune e indivisibile per singolo individuo. In questi giorni stiamo imparando, in tutto il mondo, a convivere con il timore che ove la pandemia COVID-19 si espandesse incontrollata nelle metropoli, questa potrebbe essere una tragedia di dimensioni tali da essere forse, in una visione darwiniana, irreversibile per tutta l’umanità”.

L’attenzione che Anci riserva al tema della salute nelle città non è nuova. Nel 2016, con la sottoscrizione del Manifesto “La Salute nelle Città: bene comune”, elaborato dall’Health City Institute, l’Associazione dei Comuni ha voluto indicare alle amministrazioni locali, in dieci punti, le azioni prioritarie per migliorare gli stili di vita e lo stato di salute dei cittadini. Il Manifesto è stato adottato da molti Comuni e approvato anche dal Comitato delle Regioni dell’UE.

Il 20 aprile scorso, a firma del presidente dell’Health City Institute, Andrea Lenzi; del segretario generale CittadinanzAttiva, Antonio Gaudioso; del Vicepresidente Vicario di ANCI, Roberto Pella; del direttore Area welfare del Censis, Ketty Vaccaro e del presidente dell’Istituto per la Competitività I-Com, Stefano da Empoli, è stato lanciato un appello per assicurare, in una governance multilivello tra autorità sanitarie locali, Regioni e Governo, un maggiore coinvolgimento del sindaco nell’attuazione delle politiche per il governo della salute. Con l’obiettivo di sviluppare programmi di sorveglianza sulla prevenzione delle malattie trasmissibili ma anche sulla definizione dei piani di contenimento e sul monitoraggio delle questioni relative alla biosicurezza attraverso il controllo dei fattori inquinanti. Anche integrando nello staff dei primi cittadini – suggeriscono i firmatari – la figura dell’health city manager. Un professionista, cioè, in grado di coordinare e implementare le azioni per la salute pubblica interfacciandosi con professionalità come medici, sociologi, statistici, epidemiologi e altri specialisti necessari a guidare efficacemente le azioni pubbliche per la salute.

askanews