14/05/2020

Covid-19: L’altalena emotiva

Secondo alcune indagini condotte dal network The Research Alliance è possibile calcolare i livelli di ottimismo e pessimismo dei vari stati sui tempi di ripresa post-epidemia.

Fase 0, Fase 1 e Fase 2: i cittadini di tutto il mondo hanno vissuto i giorni della pandemia modificando radicalmente le loro abitudini. E molti di loro sono ancora spaventati dal rischio contagio.

I giorni della pandemia non sono finiti, ma con l’inizio della Fase 2 il momento peggiore dell’emergenza sanitaria in Italia sembra essere alle spalle. Almeno per ora, i contagi da Coronavirus continuano a scendere: secondo gli ultimi dati della Protezione Civile, i malati da Covid-19 sono diminuiti di 2.809 in 24 ore. Nonostante le buone notizie sul fronte epidemiologico, però, il deragliamento che ha subito la nostra vita negli ultimi mesi rischia di lasciarci fuori dai binari per ancora molto tempo. Ma dal punto di vista del contagio, gli italiani sembrano avere meno paura per la propria salute rispetto ai cittadini di altri Paesi – Stati Uniti in primis.

Stando allo studio Together beyond Covid-19 della T.R.A. (The Research Alliance), della quale fa parte anche l’Istituto Piepoli di Milano, in America il 78% delle persone (quindi quasi 8 su 10) ha paura di essere contagiata dall’infezione da Sars-CoV-2. Il sentimento sembra dipendere in parte dalla gestione dell’emergenza di Donald Trump (il 37% degli intervistati non è soddisfatto dell’operato della sua amministrazione), in parte dal boom di contagi e di vittime registrate nelle scorse settimane. Attualmente, stando ai dati della John Hopkins University, gli Usa sono il primo paese al mondo per numero di casi (1.379.756) e di morti (83.150).

Per quanto riguarda gli italiani – che hanno passato i primi 10 giorni di fine lockdown – più di 6 cittadini su 10 (62%) ritengono che ci sia ancora un alto rischio per la propria salute. Secondo quanto emerso dallo studio, l’elemento più rilevante in Italia riguarda la percezione del futuro: la grande maggioranza degli intervistati è convinta che l’attuale crisi sarà peggiore di quella finanziaria del 2008.

Ripartenza e paura del contagio

Ora che la Fase 2 è iniziata, la paura di prendere il Covid-19 è diminuita ma non svanita nel nulla. In Italia ancora circa il 59% degli intervistati ha molta o abbastanza paura di essere contagiato: non è un caso che tra le notizie che hanno più colpito i cittadini c’è quella del ritorno a lavoro a partire dal 4 maggio. La riapertura delle aziende, dei cantieri e degli uffici non ha tranquillizzato una popolazione che ancora percepisce come alto il rischio di infezione.

I picchi di paura più elevati si sono registrati nelle Isole durante la settimana del 9 marzo, e cioè quella subito successiva allo scattare del lockdown totale. La percentuale di persone che si sono dette spaventate era dell’83%, contro un 63% delle regioni del nord-ovest, del 66% del nord-est, del 75% del centro e del 74% del sud. Per quanto riguarda la media generale del periodo, oltre la metà degli intervistati italiani (62%) si è sentita – e si sente – a rischio.

Fiducia nel governo

Per quanto riguarda la fiducia nel governo, la media della Fase 1 del Coronavirus è piuttosto buona: il 75% si ritiene molto o abbastanza soddisfatto dell’operato dell’esecutivo, con dei picchi oltre l’80% in quasi tutto il Paese – tranne in Lombardia, regione più colpita dall’epidemia da Covid-19, dove la media è rimasta sempre intorno al 66%.

La fiducia scende un po’ se la domanda viene circoscritta ai provvedimenti economici: a essere “abbastanza soddisfatto” delle misure è il 40% degli intervistati, e solo il 7% si dice “molto soddisfatto”. Il 35% si è detto invece “poco soddisfatto”, e un buon 14% non lo è “per nulla”. Nel rapporto con gli altri Paesi presi in considerazione dallo studio, le percentuali sono simili a quelle di Regno Unito e Stati Uniti per quanto riguarda gli alti livelli di soddisfazione. Donald Trump ha però lasciato poco o per nulla soddisfatti il 37% degli americani, contro il 24% degli insoddisfatti italiani e il 26% degli inglesi. In tutti e tre i casi, la fascia più ampia è rappresentata dagli “abbastanza soddisfatti”.

Fiducia nel futuro

Quasi il 50% degli intervistati si è detto certo che l’emergenza non si chiuderà nel giro di qualche mese e che ci vorrà più di un anno affinché tutto torni come prima. “Come prima”, poi, per modo di dire: secondo il 77% degli intervistati, infatti, l’impatto della crisi da Coronavirus avrà ripercussioni peggiori di quella del 2008.

Più o meno della stessa idea sono anche i cittadini americani e del Regno Unito, che hanno risposto allo stesso modo rispettivamente al 73% e al 64%. Chi soffrirà di più? Per gli italiani saranno le piccole e medie imprese (70%) e famiglie (65%).

Giada Ferraglioni/OPEN