15/03/2019

L’effetto Zingaretti

L'effetto Zingaretti fa risalire il PD. A sinistra, 7 italiani su 10 pensano che ci sarà una risalita. Mentre il centrodestra sfiora il 50%, il Movimento 5 Stelle è in calo.

Nel corso dell’ultima settimana abbiamo impostato un sondaggio contenente alcune informazioni base sul Pd e sul suo nuovo segretario: Nicola Zingaretti. Il Pd resta più o meno stabile, al 19%. la Lega vola sempre (31,5%), il M5S è al 24,5. Ma qual è la «forza» del nuovo segretario Pd, e i temi di cui dovrebbe occuparsi?
In primo luogo il Pd attraverso l’elezione di Nicola Zingaretti ha aumentato la propria vitalità? Ebbene la risposta a prima vista è un sì netto: la vitalità del Partito è aumentata in quanto il nuovo segretario porta e porterà voti. Questo sentimento di maggior vitalità e particolarmente forte negli elettori del centrosinistra ben 7 su 10 lo affermano, indicando anche da che parte degli schieramenti politici i nuovi voti tenderanno ad arrivare. Al primo posto c’è l’affluenza degli ex-Movimento 5 Stelle mentre singoli rivoli tendono ad arrivare al Pd dalle forze di destra, in particolare Forza Italia e Lega.
Anche il simbolo del partito con Zingaretti si è rafforzato: alle europee il 60% di coloro che votano il centrosinistra afferma che il partito dovrà presentarsi con il proprio simbolo mentre sono scarsi coloro che negano la validità del simbolo all’interno del partito, uno striminzito 25%, meno della metà di coloro che affermano che il simbolo deve essere mantenuto.
E infine quali sono i temi di cui si dovrebbe occupare il nuovo segretario? Tre temi cardine: innanzitutto il lavoro, poi la crescita economica e la lotta alla povertà. Messi insieme questi tre temi attirano pressoché tutti gli italiani e queste tematiche ancor più vive tra gli elettori di centrosinistra.
In definitiva significa che che compito del Pd è di riassumere la sua funzione politica di attrattore delle forze poste a sinistra dello schieramento politico, facendo tornare al naturale ovile molti profughi del Movimento 5 Stelle.
Abbiamo inoltre chiesto all’elettorato la propria posizione nei confronti delle future elezioni europee e la lettura dei numeri emersi conferma tre cose: che la Lega mantiene la sua forza, che il centrosinistra attraverso il Pd riprende la sua posizione e il suo ruolo e che il Movimento 5 Stelle, se vuole rimanere partito di massa, deve trovare uno scopo preciso per combattere, scopo che in questo momento sembra mancargli salvo la difesa dei più poveri attraverso il reddito di cittadinanza.
Quanto alla Tav, l’argomento che più in queste settimane ha fatto discutere dentro il governo, l’adesione degli italiani all’idea di creare questa infrastruttura si conferma piuttosto stabile: 7 italiani su 10 la vogliono e circa metà dei 5 Stelle la approva.
P.s.: Molti lettori si chiedono il perché del successo di Zingaretti alle primarie del Pd, personalmente tenderei a considerare un’area specifica della personalità del presidente della Regione Lazio e che si può sintetizzare in una frase che ha sempre applicato nel corso della sua vita professionale: «La guerra la vince chi non la fa». Con tale politica gli svizzeri sono stati i veri vincitori della Seconda Guerra mondiale e in politica chi ha aggregato ha sempre vinto. In tempi vicini a noi, da De Gaulle a De Gasperi e da Reagan a Obama. Nicola Zingaretti ad esempio è presidente della Regione Lazio solo e soltanto perché si è alleato con i partiti più a sinistra, rappresentati dal suo attuale vicepresidente Massimiliano Smeriglio, e conseguentemente ha mantenuto il potere.

Nicola Piepoli

Nota metodologica – Il sondaggio è stato eseguito da Istituto Piepoli l’11 marzo 2019 per La Stampa con metodologia
mista CATI – CAWI, su un campione di 503 casi, rappresentativo della popolazione italiana adulta dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, Grandi Ripartizioni Geografiche e Ampiezza Centri proporzionalmente all’universo della popolazione italiana.

Il documento della ricerca è pubblicato sul sito www.agcom.it e su  www.sondaggipoliticoelettorali.it.