Il segnale di un cambiamento viene da una strana moda che impazza a Tokyo, l'effetto
yaeba, un tocco di imperfezione adolescenziale ottenuto grazie a una faccetta posticcia sui canini che ne accentua il profilo.
Mentre negli Stati Uniti passa per irresistibile quella fessura fra i due incisivi anteriori - ce l'hanno le modelle Lara Stone e Georgia Jagger - che ha portato dal dentista intere generazioni di adolescenti negli anni Novanta. La perfezione non piace più, o più realisticamente piace meno. E se il mondo della moda talvolta anticipa un mutamento che è nell'aria, forse non è casuale nemmeno che al di là dell'Atlantico abbia successo
The gifts of imperfection (Il talento dell'imperfezione) dell'editore Hazelden, libro scritto da Brené Brown, sociologa dell'Università di Houston.
Una conferma che lo stereotipo si incrina viene, in casa nostra, dall'indagine realizzata qualche mese fa dall'Istituto Piepoli su un campione di 1.500 donne tra i venti e i cinquant'anni. Donne che in una maggioranza schiacciante hanno dichiarato di trovare irreale e riduttiva un'immagine femminile ispirata alla perfezione e alla giovinezza.
Forse Brené Brown intuisce il cambiamento quando sostiene, in una conferenza dopo l'altra, che la nostra affannosa ricerca della perfezione altro non è che un enorme schermo, qualcosa che ci tiene al riparo dal metterci in gioco con le nostre fragilità.
Se ci comportiamo in modo perfezionista, cercando di aderire ad aspettative spesso irraggiungibili - sostiene la sociologa - la frustrazione è garantita [...] (
leggi tutto)